di Christine Teulon
Gli ultimi fuochi si sono appena spenti sulla sesta edizione delle “Giornate Nazionali sul Mandolino e la Musica a plettro” che si sono svolte sabato 8 e nel week-end di sabato e domenica 15 e16 ottobre, nella graziosa città di Vittorio Veneto e suoi splendidi borghi di Ceneda e Serravalle.
Quanti amanti della cultura e dell’arte sognerebbero di avere un’amministrazione comunale dalla sensibilità ed apertura quali quella di Vittorio Veneto! Con una presenza costante ed interventi mirati e qualificati, l’Assessore alla Cultura, Prof. Fabio Girardello, anche a nome del Sindaco Prof. Scottà, ha, in ogni edizione, dimostrato l’ampio spazio che l’Amministrazione dedica alla cultura, del cui diamante, le “Giornate sul Mandolino” rappresentano una delle punte più brillanti.
Al Dott. Artemisio Gavioli e sua figlia Sandra dobbiamo però l’enorme sforzo di organizzazione, preparazione, sistemazione, accoglienza, l’affrontare piccoli imprevisti e grandi necessità, che hanno portato queste Giornate a raggiungere il bel traguardo di 6 edizioni, mantenendo sempre il tenore della manifestazione al suo massimo livello.
Veniamo quindi all’edizione 2005, appena conclusa.
Non potrò parlare della giornata inaugurativa dell’8 ottobre, con le varie presentazioni di carattere poetico, pittorico e musicale in quanto impossibilitata a presenziarvi.
Parlerò invece delle due giornate successive, del 15 e 16 ottobre; giornate seguite da un’ampia partecipazione di pubblico, non solo locale ma proveniente da tutta Italia e dall’estero, come le delegazioni di Croazia e Spagna.
Nell’Aula Magna del Seminario Vescovile, si è aperto, alle ore 20,45 di sabato 15 il concerto dell’Orchestra di Mandolini e Chitarre “Città di Brescia”.
Il concerto imperniato su un tema ben preciso : “L’orchestra a plettro a Cremona nel periodo d’oro del ragtime”, voleva rispondere al desiderio di far conoscere e vivere al pubblico, il genere di musica che si eseguiva in un determinato periodo storico, a cavallo tra la fine dell’800 e gli anni 20-30; uno sguardo sulla storia della musica mandolinistica perciò, abbinando il periodo del ragtime, periodo di fertile vitalità, all’area cremonese che, in quegli anni, vide buon numero di fertili compositori ed un’orchestra a plettro, quella cremonese appunto, (oggi scomparsa), che per lungo tempo fu tra le più insigni, se non, la più, insigne tra le orchestre mandolinistiche del suo tempo.
La “Città di Brescia” ci ha così presentato una carrellata di autori e brani che pur legati tra loro dal titolo dato alla serata, portavano, ognuno, una motivazione singolare alla propria differenziazione dagli altri pezzi in repertorio, praticamente tutti, se escludiamo la graziosa mazurca di Amilcare Ponchielli, espressamente concepiti per il mandolino. Ne è così dei compositori Michele D’Alessandro, Antonio Lechi, Andrea Gnaga, Giuseppe Anelli, Giuseppe Denti, Umberto Sterzati e Pietro Feroldi, legati all’area cremonese, e di Julius Lenzberg, Scott Joplin, Al Piantadosi o George Lyons & Bob Yosco, espressioni del movimento ragtime.
Concerto senza dubbio avvincente e piacevole, suonato con brio, sicurezza, intermezzato da sapienti ed interessanti interventi del Prof. Orlandi sulla presenza del mandolino in quel periodo storico e nell’ambito delle due guerre che vi si sono combattute. A chiusura del concerto due bis “Calace rag” del Direttore-compositore Claudio Mandonico ed un estratto de “La Vita è bella” di Benigni-Piovani.
Vorrei però cogliere questa occasione per sfatare, dal mio punto di vista, quello che sta da molto tempo diventando un luogo comune e si lega strettamente alla situazione delle nostre orchestre a plettro. Con questo concerto l’Orchestra “Città di Brescia” ha, secondo me, dimostrato versatilità e spirito di cultura. Versatilità, perchè vediamo con quanta prontezza e agilità l’orchestra continuamente affronta nuovi e più svariati repertori; spirito di cultura, perchè, dopo essere stata per molti anni, tra i principali artefici di un’evoluzione moderna del nostro repertorio, l’orchestra affronta, ora, l’evoluzione, dalle origini, del nostro repertorio mandolinistico. Questa è cultura.
Sabato sera, abbiamo sentito l’Orchestra di mandolini e chitarre “Città di Brescia”, un’orchestra decisamente di alto livello, preparata, motivata, ben condotta e ben stimolata culturalmente. Il lato da sfatare, da più parti ripetutamente sentito, è che è così perchè formata da diplomati. Non credo sia questa la motivazione del suo livello. Essere diplomato aiuta senz’altro ad avere maggior rapidità di lettura, di sicurezza sullo strumento, di tecnica, ma non è detto che tutti i diplomati abbiano una perfetta capacità interpretativa e, aspetto ancora maggiore, non è dimostrato che chi segue un percorso di studio improntato all’individualismo, sia poi altrettanto pronto per un vivere musicale di gruppo, dove nessuno deve emergere, se escludiamo il solista, ove previsto, ma, anzi, è richiesta una grande disposizione all’ascolto del proprio strumento in funzione di tutte le altri classi strumentali, all’attenzione non verso la propria esecuzione ma verso quella richiesta dal direttore, insomma, vivere l’orchestra è una questione di sensibilità, di motivazione e di amalgama musicale ed umano tra i componenti. E se, a questo, si aggiunge la capacità tecnica dei singoli, il livello diventa, certo, maggiore.
Certo, c’è molto lavoro da fare all’interno di ogni orchestra per raggiungere un livello sempre più elevato, ma non è esprimendo paragoni che si poggeranno le basi migliori per farlo. Tra l’altro stare a contatto con chi ha già raggiunto un gradino superiore a quello che pensiamo sia il nostro, non può che darci una buona motivazione per andare avanti anche noi.
Tra l’altro, sono vari i complessi che, come la “Città di Brescia” hanno fatto e fanno continuamente questo percorso : l’Orchestra di Padova e Vicenza, l’Ensemble “Caput Gauri” di Codigoro, la “Gino Neri” di Ferrara, la “Tita Marzuttini”di Udine, solo per citarne alcuni, che all’apertura verso il nuovo abbinano una ricerca delle ricchezze del passato, unitamente ad un miglioramento tecnico, magari lento, ma costante.
Ed, infine, una breve considerazione : molte volte non suoniamo autori del passato semplicemente perchè non abbiamo più la concezione musicale necessaria per eseguire le loro opere e queste ci appaiono demodées, senza interesse e, spesso (anche se non lo vogliamo ammettere), difficili. Ebbene, autori come Amadei, Munier, Falbo, per citare solo qualcuno dei grandi nomi, che hanno scritto brani appositamente per orchestre lo hanno potuto fare perchè avevano chi suonava le loro composizioni, e come lo intendevano, e ricordiamoci che le orchestre esecutrici erano formate da gente assolutamente comune, da dilettanti (i conservatori dell’epoca non contemplavano di certo il mandolino), che però avevano capacità d’impegno, grande sensibilità e profonda motivazione umana. E che pensare di quel tempo, intendo gli inizi del 900, quando esistevano addirittura i concorsi internazionali di lettura a prima vista per orchestre a plettro?
Ma torniamo alla nostra bella Rassegna di Vittorio Veneto.
La mattinata di domenica 16 ottobre era interamente dedicata a Luigi Mozzani e la liuteria del ‘900.
Dopo i saluti delle Autorità e seguendo le introduzioni del moderatore Giuseppe Cuzzucoli, si sono susseguiti al tavolo dei relatori Giovanni Intelisano, ricercatore, che ha ripercorso la figura di Luigi Mozzani chitarrista, compositore e liutaio, in un’interessante illustrazione, supportata da testi d’appoggio su diapositiva e l’ascolto audio di due brani dello stesso Mozzani, di cui uno eseguito direttamente dal compositore.
Il liutaio Gabriele Pandini ha quindi parlato del proprio studio sulle caratteristiche costruttive dei mandolini costruiti da Mozzani, strumenti eseguiti in modo accurato, ben bilanciati, intonati, con scelta del legno volutamente concepita verso la bellezza del suono più che della struttura.
Il Prof. Luciano Lolli, chitarrista e liutista, ha esposto con molta chiarezza l’analisi delle opere per chitarra di Mozzani : uno studio approfondito dello spartito, del quale ha dato tre esempi illustrativi alla chitarra, con i brani : Romanza, Feste Lariane e Carmela.
A chiudere la mattinata il Sig. Gianni Cavicchi, Responsabile della Scuola di Liuteria di Pieve di Cento, il quale ha brevemente illustrato la realtà, l’attività ed i programmi promossi dalla Scuola.
Ci è dispiaciuto che il tempo a disposizione sia stato troppo breve per poter dare a questi due ultimi relatori lo spazio che i loro interventi avrebbero meritato.
Arriviamo così alla serata conclusiva della manifestazione.
Dopo il mandolinismo cremonese e quello ritmato del periodo ragtime, ci siamo immersi nella coloritura partenopea con la presenza sul palco dell’Orchestra Stabile Mandolinistica “Surrentum”. Interessante la richiesta dei responsabili dell’Orchestra di proporre al Prof. Lolli la presentazione del loro brano di apertura “Carmela”, dopo aver sentito la colta esposizione sulla medesima composizione, formulata dal Maestro nella sua relazione mattutina.
Programma interamente dedicato al repertorio napoletano più classico, orchestrato per il Gruppo in modo avveduto ed interpretato con sentimento dagli stessi musicisti. Ci piace pensare che questa orchestra, ancora giovane, abbia trovato la sua identità e, perchè ce n’è lo spazio, non abbia, ora, che da percorrere la strada di una propria evoluzione. Di particolare effetto i due ultimi brani presentati “’A vucchella” e “ ‘O surdato ‘nnammurato”, per i quali, all’orchestra si sono aggiunte le voci solistiche del sax soprano del m° Carmine Maresca e del mezzosoprano, nonchè direttrice dell’Orchestra, M° Marianna Astarita Maresca. Un amalgama timbrico interessante anche se la tonalità brillante del sax tendeva a coprire un pò troppo l’insieme strumentale e la calda, profonda voce del mezzosoprano.
All’animo meridionale ha fatto da contrappeso, nell’intervallo tra i due tempi di esecuzione dell’orchestra sorrentina, l’esibizione del Duo tedesco formato da Stefanie Rauch, mandolino e Maren Bernscheider, chitarra. Repertorio non facile, il loro, con un adattamento del concerto in Do Maggiore di Vivaldi, due brani di W. Althoff e, sopratutto, l’impegnativo “Carnevale di Venezia” di E. Tober-Vogt, e che, a prescindere da qualche sfasatura nella coesione tra gli strumenti, ci ha dato un ottimo saggio delle qualità tecniche ed interpretative delle due musiciste.
In conclusione, possiamo solo esprimere la nostra gratitudine all’Amministrazione Comunale di Vittorio Veneto, il nostro apprezzamento al Dott. Gavioli per la dedizione ed il suo spirito d’iniziativa ed i nostri complimenti a tutti coloro che in queste 6 edizioni hanno risposto con prontezza e preparazione a questa bella manifestazione, contribuendo così, sia in qualità di musicisti che di ascoltatori, a mantenere vivo e rendere sempre più interessante il movimento mandolinistico italiano.
(18 ottobre 2005)