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"Un vecchio mandolino" |
Da quando non c'e' più mia nonna, noi nipoti abbiamo ricevuto l'ordine di fare un po' di pulizia in casa. Mi sembra di assistere allo sbaraccamento dei miei ricordi d'infanzia e non nascondo un po' di tristezza. Ieri mi sono trovato in mano il vecchio mandolino di mio nonno. Cinquanta anni di polvere in cima ad uno scaffale l'hanno ridotto ad una cosa più simile ad un reperto d’archeologia che ad uno strumento musicale, ma me lo sono portato a casa.
Stamattina mi sono messo a pulirlo. Rampini inorridirà al pensiero, però le incrostazioni erano tali da doverle raschiare con il coltello, poi con lucido e straccio e pazienza sono riuscito a restituirgli, se non la dignità di strumento musicale, almeno quella di soprammobile.
Pensandoci bene, io non ho mai sentito il nonno suonare quel mandolino. Deve avere smesso verso il 1930, ma da ragazzo mi hanno raccontato che lo suonava con una certa passione. Abitava a S. Giminiano e non è che nei paesi, finito il lavoro, ci fosse gran che da fare. Si suonava e si cantava perché non c'era ne’ la televisione, ne’la radio. Con altri amici si trovava a suonare le melodie più popolari delle opere liriche. L'eco di questi complessi di mandolini e chitarre, un tempo popolarissimi in Italia, si trova nella serenata del secondo atto dell'Otello di Verdi.
Ogni tanto andava in città a Firenze - il che spesso significava farsi non pochi chilometri a piedi prima di trovare qualche mezzo di trasporto, e tornava con gli spartiti delle opere liriche in quelle edizioni economiche che Ricordi definiva “Edizioni del popolo”. – Quegli spartiti, ora rilegati in pergamena, fanno mostra nella mia libreria. - Quando qualcuno tornava dalla città con uno spartito gli amici ci si buttavano sopra; chi lo adattava per mandolini, chi ne faceva la riduzione per banda. Dischi e radio non esistevano, le recite d'opera c'erano solo in città: chi voleva sentire la musica doveva farsela da solo in casa. Era un tempo in cui gli appassionati non compravano la Traviata di Muti o quella di Karajan, ma la Traviata tout court: quella di Verdi. E su quella si sfogavano.
La Boheme, invece, era troppo cara da comprare. Ed il nonno se la fece prestare e ne copiò a mano le melodie più belle. Diverse serate di lavoro, ma quando ne uscì la sapeva meglio di tanti direttori d'orchestra. Ho con me l'album: ricordo di un'epoca senza fotocopie e senza mp3, ma con le case editrici già alla ricerca del quattrino.
Penso che se non ci fosse stato il nonno a mettermi in mano quegli spartiti probabilmente non mi sarei mai dedicato alla musica. Ho imparato a leggere la chiave di violino sulla Traviata (“Gran Dio, morir sì giovane”) e quella di basso sull'Elisir d'amore (“Come Paride vezzoso”). Il mandolino (qui sotto una fotografia) di mio nonno ora fa mostra di sè sulla mia libreria...
L'etichetta nel mandolino recita:
Francesco Olivieri - Fabbrica di strumenti musicali a corde
Fabbrica: via Vinciguerra n. 63 - Ufficio: Via Fra Diavolo n. 4 - Catania

10.10.2000 - Luca Logi - Firenze - Italy – e-mail: llogi@dada.it
Home page: http://www.angelfire.com/ar/archivarius (musicologia pratica)
(testo tratto da newsgroup Google )