"Le differenze fra il liuto e la mandola"

di Nicola Barbieri *


 24.11.2003 é stata effetuata una correzione nella parte centrale del testo (differenza fra mandola contralto e tenore).

In fondo pagina è stata inserita un'integrazione da parte di "amico Cipriano" che ringraziamo per l'intervento.

 

* Riprendiamo un'interessante ed assai dettagliata esposizione di Nicola Barbieri di Viareggio, che ha risposto ad una domanda in un newsgroup di Google il 16 maggio 1999, e che può essere utile a chi frequenta questo sito internet. All'estensore i migliori ringraziamenti per questo suo contributo.


Il 13 May 1999 14:45:01 +0200, "Giuliaha scritto:

> Sto cercando info sulle corde (materiale, dimensioni, ecc.) di una  mandola di fine '800 per restaurarla. Se qualcuno sapesse dove posso trovare informazioni dettagliate gliene sarei grata. 

"La mandola dovrebbe essere molto simile al liuto per quel che riguarda le corde" (risposta di Klaus, altra persona, n.d.r.).


Assolutamente no! La tua mandola di fine '800 ed il liuto hanno un'unica cosa in comune: entrambi derivano da un loro lontanissimo antenato che è il liuto arabo chiamato "al'ud" (che ha dato origine al nome spagnolo 'laud' e all'italiano 'liuto'), importato in Europa dagli Arabi verso la fine del XIII secolo; gli Arabi infatti invasero la Spagna a partire dal 711 d.C. e ci rimasero per circa otto secoli. A partire dall'antico liuto arabo a quattro cori (cioè a quattro corde, inizialmente singole, poi doppie) si sono formate due distinte famiglie di strumenti a pizzico: quella dei liuti da una parte e quella di una tipologia di strumenti a plettro che ha preso diversi nomi a seconda dei luoghi e dei tempi e che è caratterizzata dall'essere imparentata con un altro strumento ad arco chiamato ribeca, una sorta di violino a cassa panciuta scavata da un unico blocco di legno, molto simile all'attuale lira calabrese.


Tralascio di farti tutta la storia, che puoi leggere nel libro di  Andrea Bornstein, "Gli strumenti musicali del rinascimento", Franco Muzzio editore, Padova, 1987 giustamente citato da Klaus, ma devo dire subito che gli strumenti descritti in quel libro (liuto, mandola, mandora, colascione, bandora, citara, orpharion etc.) sono quelli che erano in uso nel rinascimento e non hanno quindi niente a che vedere con le mandole di fine '800.


Le differenze con il liuto sono comunque notevoli. Il liuto, usato dalla metà del '400 alla metà del '700 (da ascoltare le bellissime suites per liuto di J.S. Bach) era uno strumento molto delicato, leggerissimo e fragile ed infatti sono pochi i liuti che si sono conservati integri fino ad oggi, al contrario dei più robusti violini.


Aveva la tastiera larga e le corde potevano essere da 6 a 14, tutte doppie tranne la prima (la più acuta). Le corde più acute erano di minugia (budello animale), quelle più basse di budello fasciato in rame.


A partire dalla metà del '400 le corde del liuto non vennero più pizzicate con il plettro ma con le dita, per permettere l'esecuzione delle composizioni polifoniche che stavano sostituendo quelle monofoniche nel gusto dell'epoca. La tensione delle corde era bassissima ma si compensava la perdita di volume sonoro costruendo strumenti leggerissimi per lasciare vibrare meglio il legno della tavola armonica.


Invece gli strumenti a plettro di fine '800 come la tua mandola hanno una costruzione molto robusta, per permettere l'adozione di corde metalliche dal tiraggio molto alto. Gli strumenti della famiglia dei plettri (mandolino, mandola e mandoloncello) montano 8 corde metalliche disposte in coppie all'unisono (nei liuti invece le corde più basse venivano raddoppiate con l'ottava superiore). In alcuni casi il mandoloncello può avere cinque corde doppie e questo tipo di strumento veniva chiamato 'liuto cantabile', pur non avendo niente a che vedere con l'omonimo strumento rinascimentale. La tastiera degli strumenti a plettro è stretta e il retro del manico è a forma quasi triangolare. I tasti della tastiera sono fissi e metallici mentre nei liuti erano formati legando del filo di budello attorno al manico e potevano essere spostati per intonare lo strumento a seconda dei temperamenti usati dagli altri strumenti.

Negli strumenti a plettro ottocenteschi c'erano già le meccaniche demoltiplicate per accordare le corde mentre nei liuti le corde erano avvolte a delle caviglie di legno chiamate 'bischeri' simili a quelle del violino. Nella costruzione degli strumenti a plettro l'alto tiraggio delle corde impone che la tavola armonica della cassa non sia piatta come nelle chitarre o nei liuti, ma piegata verso il basso a partire dal punto in cui poggia il ponticello mobile.

Risposta di Claudio Rampini: “Io non so molto di mandole e di strumenti a pizzico, ma una mandola è molto più simile come accordatura e diteggiatura ad una viola che non ad un liuto (altro intervento, n.d.r.).”

 

E' parzialmente vero. Infatti se è verissimo che l'accordatura del mandolino coincide con quella del violino (SOL RE LA MI dalla corda più grave alla più acuta) e che l'accordatura del mandoloncello a quattro cori corrisponde a quella del violoncello (DO SOL RE LA dal grave all'acuto con le note SOL RE LA un'ottava più bassa rispetto a quelle del violino/mandolino), è anche vero che per la mandola esistono due tipi di accordatura: c'è infatti la MANDOLA CONTRALTO (o MANDOLA in DO) che è accordata come la viola (DO SOL RE LA dal grave all'acuto con le note SOL RE LA coincidenti con quelle del violino/mandolino) ma esiste anche la MANDOLA TENORE (o MANDOLA in SOL) che è intonata più bassa rispetto a quella contralto e precisamente SOL RE LA MI esattamente un'ottava più bassa rispetto al violino/mandolino. Questa accordatura è quella più usata nelle composizioni per quartetto a plettro di fine '800 (vedi le opere di Raffaele Calace, Napoli 1863 - 1934).


E' probabile che l'accordatura della MANDOLA CONTRALTO in DO sia un'accordatura "forzata" nata in analogia con quella della viola per permettere la trascrizione dei brani per quartetto d'archi. Riepilogo delle accordature (le note più gravi a sinistra, le più acute a destra):

 

MANDOLINO/VIOLINO: SOL RE LA MI

 

*MANDOLA CONTRALTO (in DO)(VIOLA): DO SOL RE LA

*MANDOLA TENORE (in SOL): SOL RE LA MI

 

MANDOLONCELLO/VIOLONCELLO: DO SOL RE LA

 

LIUTO CANTABILE: DO SOL RE LA MI(mandoloncello a 5 corde)

 

E' quindi chiaro che l'accordatura della mandola secondo Prætorius (1571-1621), il quale dice che: "... é simile ad un piccolo liuto, con quattro corde intonate così: Sol2, Re3, Sol3, Re4 ... " si riferisce allo strumento chiamato mandola o mandora usato alla sua epoca e non ha niente a che vedere con la famiglia di strumenti a plettro molto di moda tra la fine dell'800 e la prima metà del '900.


Prima di suggerirti quali corde mettere alla tua mandola è necessario che tu mi dica quale è la lunghezza del DIAPASON, cioè la lunghezza della corda vibrante tra i due ponticelli (quello fisso posto dalla parte della paletta con le meccaniche e quello mobile posto sulla cassa poco prima della spezzatura della tavola). Se il ponticello mobile non è correttamente posizionato tutta l'intonazione dello strumento verrà compromessa.

Per stabilire l'esatta posizione bisogna misurare la distanza che c'è tra il ponticello fisso (quello generalmente fatto di osso o avorio posto sulla paletta, dove si trovano le quattro coppie di solchi che ospitano le corde in partenza) e la fine del dodicesimo tasto. Il dodicesimo tasto è uno di quelli generalmente segnati da un segnatasti (pallino o decorazione in madreperla inserita nel legno della tastiera). Ogni tasto è delimitato da due barrette metalliche ma tu devi considerare la barretta del dodicesimo tasto posta verso la buca, non quella verso la paletta.


Una volta misurata la distanza tra ponticello fisso e fine del dodicesimo tasto bisogna moltiplicare per due ed ottenere così il diapason dello strumento. In realtà il ponte mobile sulla cassa deve essere messo pochi millimetri indietro, verso la spezzatura della tavola, per poter permettere la compensazione delle corde che, a sua volta, dipende dalla loro tensione, dal materiale con cui sono costruite e dall'assetto (l'altezza delle corde rispetto al piano della tastiera).


L'operazione di compensazione deve essere fatta a orecchio o, per chi lo sa usare, con l'aiuto di un buon accordatore elettronico. Nelle mandole la lunghezza del diapason è di circa 42-44 centimetri e per questa misura sono calcolati i calibri delle corde in vendita (conosco un negozio di Brescia gestito da una mandolinista professionista che le vende anche per corrispondenza, pagando in contrassegno).

Se però il diapason dovesse variare in maniera significativa (ho visto mandole dal diapason di cm. 48 o addirittura maggiori) allora non provare neanche per idea a montarci le corde che troverai nei negozi; rischieresti di spezzarle una ad una o di ritrovarti la mandola "piegata in due" dall'eccessiva tensione. In quel caso devi scegliere i calibri uno ad uno ed io posso aiutarti solo conoscendo l'esatta lunghezza del diapason.


Puoi comunque consultare i siti delle corde DOGAL, fabbricate a Venezia:

 

DOGAL S.n.c. - Santa Croce 2238 – Casella Postale 276 - 30135 Venezia

Tel. 041 5388281 - Fax 041.935499 
http://www.dogalstrings.it -info@dogalstrings.it   


Oppure la pagina delle corde GALLI di Napoli:

Galli s.r.l. - Via Cupa Santa Croce, 25 - C
asella Postale 2177 - 80143 Napoli  

Numero Verde: 800566233 - Tel. 081 7590029 - Fax 081 7596760
http://www.gallistrings.com/ - info@gallistrings.com

Spero di essere stato utile.

Ciao. Nicola

   

P.S.: Io scrivo da Viareggio (LU) ed ho gli indirizzi di molti liutai di tutta Italia che potrebbero restaurarti la mandola. Fammi sapere da dove scrivi e cercherò quello più vicino alla tua zona. 


(*) effettuata correzione su indicazione dell'autore del post successivo.

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Un'integrazione-risposta da parte di amico Cipriano (20.11.2003)

Come si può vedere in queste belle foto, anche nella famiglia degli archi sono presenti 2 viole, contralto e tenore.

La storia e la letteratura hanno privilegiato la viola contralto chiamata più semplicemente viola o alto.

Nella famiglia dei plettri è avvenuto il contrario, ovvero la sfida della mandole è stata vinta dalla mandola tenore, chiamata più semplicemente mandola o tenore.

In realtà in alcune orchestre la mandola contralto è ancora ampiamente presente ed usata.

Saluti a tutti

amico Cipriano




 

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