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L’arte perduta dei liutai bresciani |
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La 21ª Rassegna dell’antiquariato di Franciacorta, dal 4 al 12 settembre a Nigoline di Corte Franca (Centro civico), contraddistinta dal nuovo marchio «AntikA 2004», proporrà una curiosità culturale: la sezione dedicata all’antica liuteria bresciana rinascimentale e barocca con esposizione di strumenti d’epoca. La mostra è allestita dal Centro studi strumenti musicali bresciani. Un vanto di cui i bresciani non si sono mai... vantati, perché l’arte liutaria nostra è caduta nell’oblio dopo il 1630, anno in cui tutti i liutai bresciani furono uccisi dalla peste. L’epidemia aveva invece risparmiato alcuni liutai cremonesi che hanno continuato la tradizione fino a sbocciare negli Stradivari e Guarneri del Gesù.
L’allestimento è dovuto a Claudio Amighetti, Antonello Baldi e Flavio Dassenno. Accanto all’esposizione correrà una mostra didattica, con foto giganti su pannelli, degli stessi Amighetti, cremonese, Dassenno, vice presidente del Centro bresciano, Linea Tre di Cremona e Giunchi di Forlì. Il percorso si conclude con una ricostruita «Bottega del liutaio» nella quale un abile artigiano darà esempio della nobile arte.
La parte più golosa riguarda l’esposizione degli strumenti antichi intitolata «Per gli occhi e ’l core», semplificazione del motto «Rendo lieti in un tempo gli occhi e ’l core», scritto sul frontale della tastiera d’un cembalo del Rinascimento. Basta la visione d’un pianoforte a rimescolare promesse d’emozioni, pungolare ricordi. Gli occhi e il cuore, dunque, da sempre. A tal proposito valga un aneddoto tutto bresciano: intorno al 1520, un certo Vitale, allievo di messer Vincenzo Capirola, stende la prefazione a un manoscritto con le intavolature di composizioni del suo venerato maestro: «Considerando che molte opere celestiali sono andate perdute per l’ignoranza dei loro possessori, e desiderando che questo libro, quasi divino, scritto di mia mano sia conservato per sempre, io Vitale, l’ho ornato di pitture così nobili che anche se apparteranno un giorno ad una persona senza nessuna conoscenza dell’arte musicale, lo conserverà soltanto per la bellezza delle immagini...».
Uno strumento può essere adorno della sua sola materia e forma, come la maggior parte in effetti, e ancor più gli strumenti "dozenali" citati dai liutai veneziani del ’5 e ’600 perché prodotti a dozzine e destinati ai musici di strada. Ad «AntikA 2004» di Cortefranca sono esposti un contrabbasso di Gasparo da Salò (circa 1580) e una viola (1620) di G. B. Maggini, mentre un violino del Maggini, della stessa epoca, è deliziato di delicati arabeschi intarsiati sul fondo. Affascinante una "pochette" di Marco Obbo, rarità ottocentesca. Uno strumento usato per esercitazioni, ma soprattutto dai maestri di danza. Completa il percorso una viola d’amore novecentesca che il costruttore, Evasio Emilio Guerra, aveva realizzato nel 1939 per rinverdire i fasti d’uno strumento singolare, con doppia serie di corde, una delle quali di risonanza.
È una viola di spalla con le caratteristiche di quella di gamba. Una nutrita sezione è dedicata agli strumenti a pizzico: quattro splendide chitarre di Magno Grail (Roma 1630), Alexander Voboam (Parigi 1652), Giuseppe Filano (Napoli 1778), Gérard Deleplanque (Lille 1778) e due mandolini, quello di scuola lombarda di Giuseppe Molinari (Venezia 1760) e napoletana di Donato Filano (Napoli 1777). Tuttavia lo strumento più d’ogni altro "per gli occhi e ’l core" è la chitarra barocca di Magno Grail, anche se qualche visitatore potrà preferirvi l’elegantissima semplicità del mandolino lombardo del Molinari o la viola d’amore del Guerra. Il Centro studi strumenti musicali bresciani ha proposto all’Amministrazione civica di Cortefranca il restauro di quel gioiello vero che è l’organo della chiesa di S. Eufemia, in Nigoline, detta anche Dei Morti o Al cimitero, uno degli strumenti settecenteschi più interessanti e preziosi della Lombardia per le caratteristiche storico-artistiche e il felice stato di conservazione. Il restauro dovrebbe avvenire nel 2005.
Articolo tratto dall'edizione del 26.8.2004, pag. 27 del
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