BRESCIA - LUTTO IN CITTA’

S’è spento il maestro Giovanni Ligasacchi
Una vita per la musica


Si è spento ieri, a 84 anni, il maestro Giovanni Ligasacchi (nella foto) , figura carismatica della Brescia musicale. Fu per anni direttore della banda cittadina Isidoro Capitanio e dell’orchestra mandolinistica Costantino Quaranta. Negli anni ’60 fondò il Centro giovanile di educazione musicale.

Il maestro si è spento ieri, a 84 anni, dopo una lunga malattia.
Una figura carismatica, che ha dato molto alla nostra città
Ligasacchi, una vita per la musica
Fu direttore della Banda cittadina e dell’orchestra Costantino Quaranta




di Luigi Fertonani

Negli anni ’60 aprì il Centro giovanile di vicolo Anguilla che all’epoca apparve come un’iniziativa «rivoluzionaria»: insegnava ai bambini la musica attraverso la socialità
Si è spento ieri, a ottantaquattro anni, il maestro Giovanni Ligasacchi, un pezzo della storia musicale bresciana della seconda metà del Novecento, una figura carismatica che tanto ha dato alla nostra città attraverso una serie di iniziative generose e importanti, centrate non solo sul bisogno di musica, ma anche di educazione alla musica, privilegiando situazioni e ragazzi in particolare disagio come quelli del quartiere Carmine.
Ligasacchi era nato a Preseglie nel 1920 ed era rimasto orfano di entrambi i genitori: così, a soli sei anni, iniziava lo studio della tromba al Collegio dei Derelitti, e già a dieci diventava vice maestro della banda musicale dell’orfanotrofio. A quindici anni lavorava in un cotonificio di Villanuova, di lì a poco vinceva un concorso per un posto di tromba nella Banda "Presidiaria" di Milano e veniva quindi arruolato nel Regio Esercito. A vent’anni, scoppiata la guerra, veniva inviato prima in Francia, poi in Albania e infine nell’isola greca di Samos, nel Peloponneso. Quando il suo reggimento si rifiutò di consegnare le armi ai tedeschi dopo l’8 settembre, Giovanni Ligasacchi venne deportato a Dora, nella Slovacchia.
Tornato in patria alla fine della guerra riprese a lavorare al cotonificio Ottolini di Villanuova e partecipò alle aspre lotte sindacali dell’epoca, diventando segretario provinciale della Cgil. Ma contemporaneamente Ligasacchi riprese anche gli studi musicali, superando gli esami di teoria musicale, di armonia e di storia della musica al Conservatorio di Parma, dove i musicisti bresciani davano i loro esami perché il "Venturi" di Brescia era un Istituto musicale a carattere comunale.
Di lì a poco entrava nella Banda Cittadina "Isidoro Capitanio" come flicornista, e nel 1960 ne assumeva la direzione, vincendo anche alcuni concorsi come direttore di altre bande musicali bresciane. Nel 1965 assumeva la direzione della Società mandolinistica bresciana "Costantino Quaranta", portandola al successo al concorso internazionale di Kerkrade, in Olanda, concorso che avrebbe vinto anche con la Banda Cittadina.
La sua attività doveva infittirsi sempre più, perché Giovanni Ligasacchi era deciso a varare nuove iniziative a livello locale. «Anzitutto il Centro Giovanile di Educazione Musicale in vicolo dell’Anguilla - ricorda il maestro Sergio Negretti, attuale direttore della Banda Cittadina -, che all’epoca appariva come un’iniziativa assolutamente rivoluzionaria, impiantato com’era nel quartiere Carmine. Un centro che ha rappresentato moltissimo per i ragazzi del quartiere e per la città intera, come la fondazione dell’Orchestra di mandolini e chitarre "Città di Brescia", naturale sbocco per tanti ragazzi che volevano fare musica».
Ma uno degli interessi principali del maestro Giovanni Ligasacchi era il repertorio bandistico, che egli seppe far uscire dal ristretto ambito locale per proporre un repertorio sempre più ampio, sempre più internazionale e non legato alle "solite" trascrizioni ottocentesche, facendo di Brescia un punto di riferimento per la vita bandistica italiana. Ma non basta, perché seppe anche spingere giovani strumentisti bresciani ad una ricerca storica e filologica in campo musicale che fruttò alla città la nascita del gruppo di ottoni "Paride e Bernardo Dusi".
Ciò che è straordinario è che tutto quello che Giovanni Ligasacchi - che lasciò il suo incarico di direttore di banda prima ad Arturo Andreoli e oggi a Sergio Negretti, e quello di direttore della "Città di Brescia" a Claudio Mandonico - ha fondato, è ancor oggi perfettamente funzionante. Segno che il maestro ha saputo individuare reali esigenze della città in campo musicale, iniziative che hanno raggiunto centinaia di bambini e di ragazzi che, diventati adulti, non hanno mai smesso di manifestare una reverenziale ammirazione per «il Maestro», come abitualmente chiamavano Ligasacchi.
Una lunga e penosa malattia l’aveva da anni allontanato dalla vita musicale bresciana, ma il debito di riconoscenza verso le sue intuizioni e verso la sua grande opera educativa rimane immutato.


IL RICORDO

Un burbero dal cuore d’oro che amava i «suoi» ragazzi

Anno 1967, scuole elementari "Calini" di via San Faustino (o via Battaglie): c’erano due entrate, dipende da dove arrivavi. Per me, che abitavo in via Leonardo da Vinci, l’entrata era quella di fronte alla chiesa di San Faustino: un vicolo piuttosto stretto, un cancello, la scuola. E’ proprio lì che un giorno si tengono i "provini" per entrare a far parte della scuola di musica, o più precisamente del Centro Giovanile Bresciano di Educazione Musicale di Giovanni LIGASACCHI. Gli alunni sono invitati a partecipare: basta cantare una canzone. Arriva il mio turno: passo la selezione.
«Strumento preferito?», mi chiede il maestro. La chitarra, naturalmente. Hai mai visto una bambina
che, alla fine degli anni Sessanta, vuole suonare il bassotuba? Ma c’è un piccolo problema: siamo in tanti a voler suonare la chitarra, e lì di strumenti disponibili ce n’è uno solo. E’ una scuola povera, quella creata dal maestro LIGASACCHI. E’ una scuola non tradizionale, che va oltre l’insegnamento musicale: qui si viene educati anche alla convivenza e alla socialità. Le lezioni non si pagano; la scuola sta in piedi grazie alle poche offerte che arrivano e alla disponibilità dei maestri che insegnano gratuitamente (e che fanno già parte, sempre gratuitamente, della banda cittadina "Isidoro Capitanio" e della mandolinistica "Costantino Quaranta"). Si procede dunque con un’estrazione: la chitarra è mia, gli altri devono comprarsela. Meglio, anche in casa mia non girano troppi soldi...
Comincio a frequentare la scuola di musica e le lezioni di chitarra. Comincio anche a conoscere Giovann
i LIGASACCHI. Lui è uno "tosto", è un burbero dal cuore d’oro.
In breve viene costituita l’Orchestra di mandolini e chitarre "Città di Brescia". Cominciano i primi "saggi", i primi concerti. Nel 1974 andiamo in "trasferta" in Olanda, al Festival di Kerkrade, dove conquistiamo la medaglia di bronzo.
Le emozioni di quegli anni non si cancelleranno più. Così come gli insegnamenti - musicali e di vita - del maestro LIGASACCHI
.
Nei primi anni Settanta ho i primi "sbandamenti": faccio parte di un complessino e vado in giro a suonare Battisti, Mina, Santana. Suono anche la Messa beat nella chiesa di San Faustino. Per uno come LIGASACCHI
è dura da digerire: musica leggera e chiesa? Un delitto! E infatti mi riprovera tutte le volte che mi vede, cerca di farmi sentire in colpa (e spesso ci riesce). Ma io non demordo e cerco di fare tutto, non voglio rinunciare a niente. C’è un tempo per le prove con l’orchestra e un tempo per le canzonette.
Poi arriva il lavoro al giornale, sempre più impegnativo. E così arriva anche il tempo degli addii: niente più musica, a malincuore.
Nei sempre più rari incontri con il maestro per le strade della città, lui trovava sempre il modo di rimproverarmi, di dirmi che avevo lasciato la sua orchestra, proprio io che promettevo bene... C’era tristezza nei suoi occhi, non rancore: la mia rinuncia per lui aveva il sapore di una sconfitta.
Chissà, forse lo è stato anche per me. Addio, "Maest
ro".
Cinzia Reboni


Articoli tratti dalle pagg. 1 e 33, edizione del 4.1.2005, di