S'è spento lo storico direttore della «Isidoro Capitanio»:
grande passione musicale trasmessa ai giovani
Ligasacchi, cuore e ricerca per la Banda
Il maestro Giovanni Ligasacchi
(già maestro dell'Orchestra a plettro "Costantino Quaranta" di Brescia)
di Fulvia Conter
Si è spento ieri, dopo lunghe sofferenze, il maestro Giovanni Ligasacchi, musicista cittadino noto sopratutto per aver diretto l’Associazione filarmonica-Banda cittadina «Isidoro Capitanio» dal 1960 al 1987, carica che aveva lasciato dopo un ultimo concerto al Teatro Grande, pur continuando ad occuparsi delle molte attività dell’istituzione, come direttore artistico. Era un personaggio, Giova nni Ligasacchi, speciale e poliedrico, particolare come la sua voce: sottile acuta e penetrante, che gli proveniva dall’essere piuttosto piccolo di statura, asciutto e (crediamo) dall’abitudine a tener comizi ed alle prove.
Sapeva come incuriosire e stimolare i giovani, Ligasacchi, ed amava l’insegnamento: i suoi moltissimi allievi, cui erano invece ben note la tenerezza e la sensibilità che ne caratterizzavano la personalità - solo apparentemente brusca, talvolta testarda e bizzarra - potrebbero narrare innumerevoli aneddoti. O ne potrebbero descrivere la grande cultura, e non solo musicale, lo spirito curioso e profondo, che cercava appassionatamente di trasmettere. Era nato a Preseglie, in valle Sabbia, nel 1920.
"Qualcuno" (certo un appartenente all’entourage Chimeri-Capitanio) ne notò le rare attitudini: Ligasacchi a 6 anni studiava la tromba con Ravelli, probabilmente solfeggio e violino con Vasini, poi Armonia con Belik e Carlo Bossini, finché poté seguire il corso (allora difficilissimo) di Strumentazione per Banda al Conservatorio di Parma. Fece il militare, suonò nella Banda Presidiaria di Milano.
Durante la guerra, per ragioni politiche, fu deportato dal fronte greco in un campo di concentramento in Germania, fino al 1945. Tornato in Italia lavorò come operaio al cotonificio Ottolini di Villanuova sul Clisi, partecipando alle lotte sindacali (nel 1948 era segretario provinciale, settore tessili, della Cgil a Varese). Nel ’57 fu assunto alla Pinacoteca Tosio-Martinengo come bibliotecario e nel 1960 divenne Direttore della banda cittadina di Brescia. Quel "foghetto" comiciò bene la sua vita musicale: per 3 anni consecutivi vinse il Concorso interregionale di Darfo, nel 1960 con la Banda di Cazzago S. Martino, nel’61 e ’62 con quella di Brescia.
Nel 1965 gli fu affidata la direzione dell’Orchestra a plettro «Costantino Quaranta», che portò a vincere numerosi primi premi in concorsi in Germania e in Olanda. Non pago di tanti interessi (e successi), rivolse la sua attenzione ai giovani, attivando, presso la Banda cittadina, una Scuola di musica bandi stica. E ancora ideò, alla scuola elementare Calini, in pieno quartiere del Carmine, il "Centro giovanile bresciano di Educazione Musicale", scuola basata su precisi metodi innovativi internazionali. Il Centro non ebbe una funzione solo musicale, ma rappresentò un serio appiglio di salvezza per molti giovani lasciati in balia di se stessi. Tanti proseguirono gli studi, andarono in Conservatorio, tanti ora sono professionisti o insegnanti di fama.
Nell’ambito del "Centro" nacque l’Orchestra di mandolini e chitarre "Città di Brescia" sulla falsariga d’ una prassi esecutiva totalmente rinnovata, che risaliva al bresciano Bartolomeo Bertolazzi (amico di Beethoven). E poi fondò il complesso di fiati (copie di strumenti antichi) "Paride e Bernardo Dusi", nato per far conoscere la musica del tardo Rinascimento bresciano. Poteva un simile personaggio limitarsi alle solite esecuzioni con la Banda, con le consuete trascrizioni e i solisti prevedibili?
Fin dagli anni ’60 Ligasacchi iniziò ad introdurre nel repertorio lavori espressamente scritti per banda, con il risultato di migliorare le sonorità, di un assieme più compatto, teso a render simile la banda ad un’"orchestra di fiati". Negli anni ’80 revisionò e trascrisse la musica per feste e cerimonie della Rivoluzione francese, che incise in un disco e dimostrò con lo studio di documenti dell’Archivio di Stato, che la Banda di Brescia era nata proprio nel periodo della Rivoluzione Francese. Osò anche proporre il Respighi originale per banda... Raramente mise in programma musiche proprie: se ne ricordano alcune Marce e soprattutto la "Ballata Epica" (eseguita al Grande il 27 dicembre 1998 per i 200 anni della Banda di Brescia), incisa in cd nel 2000. Ligasacchi fu invitato a far parte delle Giurie di vari concorsi, a convegni, tavole rotonde.
A Graz, per l’Università, tenne un applauditissimo intervento su «Ponchielli e la musica per Banda», tradotto in inglese e tedesco. Noi vorremmo ricordarlo come ci è stato raccontato: quando avvenne la strage di piazza Loggia Ligasacchi vi condusse gli allievi, diresse la nostra Banda nella Marcia Funebre di Chopin. In un gran silenzio le note cascavano pesanti ed epiche: davanti alla compagine, orgoglioso, testa alta, davanti, all’antica, con il bastone e le figurazioni che si trovano sui manuali di direzione stava il maestro Ligasacchi. La marcia rieccheggiava in tutte le piazze. Chi correva si fermava, rifletteva, non si asciugava le lacrime.
Articolo apparso sull'edizione del 4 gennaio 2005, pag. 25, Cultura, del![]()