a cura di Renzo Renzi
[ Socio Onorario Storico de “La Primavera” ]
Prima di parlare del 1° Festival Mandolinistico del Lazio, svoltosi domenica 6 novembre 2005 nella sala dei granai del castello Odescalchi, sento la necessità di accennare brevemente, ancora una volta, alla nostra orchestra mandolinistica“La Primavera”, a questa Araba Fenice che risorge dalle sue ceneri per la terza volta.
Le sue origini risalgono agli anni venti del secolo passato. Un breve profilo da me scritto e depositato nella biblioteca comunale di Bracciano ne racconta il suo nascere, i momenti più belli, il suo lento affievolirsi negli anni trenta fino al suo sciogliersi.
“La Primavera” riapparve negli anni sessanta in occasione del programma televisivo di “Campanile Sera” che vide Bracciano dominare la scena per più settimane. I superstiti della società, riunitisi per partecipare all’evento televisivo, sentirono accendersi la voglia di ricostituire l’Associazione. E ciò avvenne. Trovarono una sede; rispolverarono il vecchio repertorio, vi aggiunsero del nuovo e, quando si sentirono pronti, si presentarono al pubblico. Concerti in piazza, al Castello e in altri locali del paese, rinnovarono le glorie oltre che gli entusiasmi. Il tempo fu breve. Il suo affievolirsi fino al nuovo scioglimento avvenne perché i suoi soci, tutti molto avanti con gli anni, andavano, uno dopo l’altro, ad ingrossare le orchestre mandolinistiche dell’aldilà. Il mandolino, che era stato per loro anima e voce, per le generazioni degli anni sessanta era diventato uno strumento d’epoca, fuori del tempo. Forse per qualcuno il mandolino del nonno poteva servire ancora per farci giocare il figliolo nella vasca da bagno. A sostituirlo, prepotentemente, erano venuti il sassofono, la tromba, la batteria, gli organi elettronici, tutti strumenti ricchi di qualità nuove ed eccezionali ed erano più adatti per suonare le nuove musiche che venivano da oltre oceano e che stavano conquistando non solamente il dilettantismo musicale ma anche la parte musicalmente colta e quella professionale.
Tanti sono gli anni che scorrono fino al 15 settembre 2003 quando un gruppo di cittadini braccianesi decide di far rinascere “La Primavera” e la sua orchestra mandolinistica. Ed è per opera della rinata “Primavera” che domenica, 6 novembre 2005, il “mandolino” è venuto nella nostra città in forma più che splendida, con quattro orchestre a plettro e solisti di eccezionale levatura, per partecipare al 1° Festival mandolinistica del Lazio. La manifestazione si è svolta, come detto, nella sala dei granai del castello Odescalchi, dalle ore 16.00 alle 21.30.
Ogni singolo concerto, collocato in un programma intelligentemente diversificato, ha affascinato ed entusiasmato il pubblico intervenuto al quale le cinque ore e mezza di ascolto sono sembrate un tempo troppo breve.
Ha aperto il Festival la neo Orchestra Mandolinistica Braccianese con l’esecuzione dell’inno sociale; una briosa marcetta composta nel 1923 dal Maestro Leo Chiti, socio de “La Primavera” di allora. Primo mandolino Vincenzo Massi, novantaseienne, unico superstite del gruppo originario del ’23. Il Direttore dell’orchestra, Maestro Salvatore Mele, ha fatto il miracolo di mettere in piedi il complesso iniziando dall’ ABC, con assiduità, tenacia e perizia didattica. Il lavoro da fare è ancora molto, ma l’entusiasmo dei soci è grande e altrettanto grandi sono le ambizioni e la volontà di andare lontano.
Con il liuto del Maestro Massimo Massimi l’uditorio, ha potuto godere di un repertorio di musiche raffinatissime del XVI secolo. Musiche elitarie che allietavano le corti regali e le stanze dei castelli nobiliari, dove cavalieri e dame ascoltavano o eseguivano quelle musiche così dense di delicate emozioni.
Il liuto era lo strumento più diffuso di quell’epoca e diede il suo nome all’arte di costruire strumenti musicali. Volendo citare un grande della musica, amante di questo strumento, viene in mente Giovanni Pierluigi da Palestrina che prediligeva più il liuto che l’organo; e con esso provava le successioni armoniche delle sue composizioni polifoniche.
Il liuto, come antesignano degli strumenti a pizzico e, l’indiscussa bravura del maestro Massimi, hanno aperto la serie vera e propria dei concerti. Gli applausi calorosissimi hanno espresso l’apprezzamento dell’uditorio.
I maestri Luca Mereu e Fabio Fasano (duo mandolino-chitarra) hanno richiamato alla mente quello che era il gruppo di base tra gli strumenti a plettro che, nell’ottocento e nella prima metà del novecento, costituiva il più diffuso mezzo di divertimento musicale nei salotti, nelle vaste cucine delle case di una volta e nelle osterie, intese come luogo di ritrovo. I posteggiatori napoletani conservano tutt’ora la formazione, alternando il violino al mandolino. I due maestri hanno dimostrato, oltre che la loro bravura di esecutori, anche quella di compositori con “Girovagando-Immagini” di Mereu e “Paesaggi del sud” di Fasano, opere che hanno messo in luce le possibilità espressive dei due strumenti. Gli applausi sono stati lunghi e calorosi.
L’ensemble femminile “Plettra”, con sei bravissime esecutrici, ha suonato con triplice finalità: “fare musica, rivalutare il mandolino quale strumento nobile e mettere in luce il recupero di una espressione femminile a tutto tondo”. Ci sono riuscite perfettamente suscitando nel pubblico applausi entusiastici.
Con straordinaria musicalità le sei esecutrici hanno spaziato dal seicento al novecento eseguendo musiche di compositrici come Barbara Strozzi (1619-1664), veneziana, allieva di Cavalli; Elisabetta Jacquet de la Guerre (1667-1729) musicista alla corte di Luigi XIV, il Re Sole; e con musiche di Amalia di Prussia, tutte nobildonne che con le loro opere sono entrate nella storia della musica.
Il loro repertorio è prezioso e affascinante anche quando, come dice la locandina, “si avvale di trascrizioni (…..) comunque aderenti ad una scrittura per organico a plettro (…) e di una ricerca che vuole restituire spazio ad una identità musicale sommersa oltre che essere stimolo alla creazione di nuove composizioni per il mandolino”. Quindi triplo merito alle brave e belle musiciste.
La temperatura musicale è andata aumentando con l’esibizione più che straordinaria del maestro Andrea Causapruna, chitarrista, il quale con le difficili e belle musiche di Mauro Giuliani (1781-1879), il Paganini della chitarra, e quelle di Maurice Ohana (1913-1992) ha richiamato alla memoria le altezze tecnico-interpretative, piene di anima, delle esecuzioni di Segovia. Lo ha assistito una splendida chitarra dalla voce morbida e possente come poche, che ha consentito una perfetta simbiosi tra esecutore e strumento. Non si sarebbe potuto desiderare di più.
Lunghi e scroscianti applausi hanno manifestato il gradimento e l’ammirazione del pubblico.
Alla fine, tre orchestre hanno concluso il 1° Festival Mandolinistico del Lazio in un crescendo di entusiasmo difficile da descrivere.
ØLa prima: ” L’ Orchestra Giovanile a Plettro”, diretta dal maestro Luca Mereu, (virtuoso di mandolino, ascoltato in duo con il maestro Fabio Fasano, chitarra).
Questa orchestra, formatasi nel 2004, composta da quattordici elementi, in pochissimo tempo ha raggiunto livelli formali e di contenuto, apprezzabilissimi. Si è esibita in musiche moderne di colore come la “Suit Mexicana” di E. Angulo (1954) e la “Suit Greca”, opera dello stesso direttore Maestro Mereu, entrambi molto belle, che hanno messo in evidenza la bravura degli esecutori. L’orchestra ha concluso con due canzoni napoletane “Munasterio ‘e Santa Chiara” e “ Funiculì Funiculà” ottimamente arrangiate.
Ogni pezzo ha riscosso applausi meritatissimi.
ØLa seconda: l’orchestra del “Circolo Mandolinistico Costantino Bertucci”, composta da ventuno elementi, tutti professionisti, diretta dal maestro “Alvaro Lopez Ferreira, (dal gesto simpaticamente spigliato), ha tenuto fede alla sua meritata fama di orchestra eclettica, capace di spaziare dalla musica barocca a quella moderna con finalità culturali e didattiche oltre che artistiche.
Tre sono stati i pezzi eseguiti: il concerto n° 2 in Do maggiore di John Barton (1708-1739) per flauto e orchestra, trascritto con un bellissimo arrangiamento per “domra” (un mandolino russo a corde singole, dalla voce squillante) e orchestra mandolinistica. Il plettro di Elena Kurkina ha reso, con la sua “domra” un concerto assai suggestivo e diverso da quello originale. L’esotismo degli strumenti a plettro ha giocato il suo ruolo e ha affascinato l’uditorio. Alla Kurkina tributiamo un tacito sentimento, pieno di ammirazione.
Il secondo pezzo è stato il “Concerto per violino e orchestra in La minore” di G.P. Telemann. L’arrangiatore o trascrittore ha lasciato la parte solistica al violino e ha tramutato in orchestra mandolinistica gli archi della composizione originale. Il violino, suonato dalla bravissima solista Aurela Gioka, si è sentito spiccare nel suo cantare virtuosistico, in modo luminoso ed emozionante, sull’accompagamento dei plettri; il quale, niente affatto convenzionale, ha reso benissimo la cantabilità che Telemann dava a tutte le sue composizioni.
Per chiudere, il complesso ha eseguito un concerto originale per orchestra mandolinistica (zupforchester) di un compositore moderno Antonius Streichardt. Solista, Sonia Maurer, mandonilista e mandolista di convincente bravura.
Calorosi e meritati applausi ai solisti, all’orchestra e al maestro Lopez Ferreira per l’ottimo concerto, magistralmente diretto.
ØA concludere il Festival non poteva che essere l’orchestra dell’ “Associazione Mandolinistica Romana”: trentuno professionisti del plettro, diretti dal maestro Franco Turchi.
La fama meritatissima di questo grande organico viene da lontano.
L’attuale complesso, costituitosi nel 1984 in seno all’Associazione Mandolinistica Romana, mantiene alto il culto di uno strumento che fa parte della nostra storia e delle nostre radici culturali.
Di questa orchestra è stato detto e scritto tutto il bene possibile. Io che ho speso tutti i miei aggettivi entusiasticamente sugli altri organici musicali, ora mi trovo costretto per questo ultimo ad usare l’iperbole.
L’orchestra dell’Associazione Mandolinistica Romana è una macchina musicale magica in grado di trasportare gli uditori in tempi passati, lontani, della storia della musica; e in luoghi diversi della terra, dove altre musiche risuonano e dove le capacità esotiche di un’orchestra a plettro, immergono l’ascoltatore in atmosfere sonore inusuali, affascinanti, che suscitano emozioni nuove. La voce trillante del mandolino è diversa dalle voci ferme. Straordinariamente dolce nei pianissimi, diviene penetrante nei fortissimi, ma non è mai assordante. Più che un suono, sembra il turbinare di una forza misteriosa.
Con le note di Raffaele Calace abbiamo sentito, visto, l’Oriente; e con i meccanismi sonori di Y. Kuwahara ci siamo calati sulle isole del Sol Levante. Suoni, colori, emozioni. E, poi, repentinamente, abbiamo visto Sorrento specchiarsi nelle acque del nostro mare con la magia dell’armonia e dei contrappunti magistralmente distesi dal maestro Franco Turchi (direttore dell’orchestra) che ha tramutato, con la sua arte, una bella canzone napoletana in un pezzo da concerto.
Il suono di questa orchestra, realizzato da maestri del plettro, è un elemento formale di primaria importanza. I fasci armonici, i ritmi, il distendersi delle linee di canto, producono un’atmosfera non riscontrabile altrove; la diversità è significativa, profonda e la sostanza musicale emerge assumendo aspetti di straordinaria bellezza. In questa orchestra c’è qualcosa che esalta, senza aggredire, e rende i valori della musica percepibili. E’ una capacità, che nasce da un retaggio antico, da un lunghissimo cantare, mantenuto intatto, originale, e portato fino a noi per la nostra gioia. Aggiungere che, in tempi di accesa filologia, gli strumenti a pizzico e a plettro, a parte alcuni perfezionamenti tecnici, sono i più filologicamente genuini, non mi sembra cosa superflua, quindi, va detta.
Applausi, tanti applausi, prolungati e sinceri hanno chiuso il lungo concerto del 1° Festival Mandolinistico del Lazio.
Nella stanza precedente la sala dei granai, una piccola ma scelta mostra di liuteria dei Maestri Carlo Cecconi, Alessandro Toni e della Nuova Liuteria Romana con chitarre, liuti, mandole e mandolini di nuove e antiche forme dalle fatture pregevoli, ha interessato i numerosi partecipanti.
Il Festival voluto dall’Associazione Mandolinistica Braccianese è stato organizzato dalla Federazione Mandolinistica del Lazio in linea con le direttive dell’EGMA (European Guitar and Mandolin Association).
Questo dimostra che i complessi a plettro sono diffusi in Europa e nel mondo. La loro vitalità, legata all’amore per la musica e a uno strumento bello e, per come strutturato, facile da suonare, costituisce una garanzia di durata nel tempo per connaturazione.
L’uomo non può fare a meno della musica perché nasce dalla sua anima. E’ la sua creazione più misteriosa e trascendente, che lo mette al di sopra di tutte le altre creature. Essa, nel suo continuo rinnovarsi, diventa per lui alimento, respiro, vita. Con la musica l’uomo riempie il silenzio in cui l’esistenza spesso si perde.
Bracciano, 6 dicembre 2005