| A colloquio con la Frati, nota musicista concittadina reduce da una tournée con i Wiener e il celebre direttore Dorina, un mandolino bresciano per Muti Una collaborazione iniziata con «Don Giovanni» alla Scala nel 1987 e che continua ancora di Marco Bizzarrini |
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Reduce da una tournée in Austria e in Germania con i prestigiosi Wiener Philarmoniker diretti da Riccardo Muti, la mandolinista bresciana Dorina Frati parla della lunga collaborazione con il celebre direttore nata nel 1987 alla Scala e che dura ancora oggi. E si rammarica perché Brescia non ha una cattedra di mandolino. (richiamo su pag. 1)
Brescia è una capitale del mandolino. Con la sua tradizione secolare, le sue orchestre a plettro, i suoi solisti ovunque applauditi, la nostra città vanta anche questo primato in ambito musicale. Tra i solisti c’è la mandolinista bresciana Dorina Frati, appena rientrata da un’importante tournée con la leggendaria orchestra dei Wiener Philharmoniker diretta da Riccardo Muti.
«Sono state giornate molto intense - spiega la musicista concittadina - perché abbiamo toccato alcune delle sedi concertistiche più importanti d’Europa. Il 19 e 20 giugno eravamo al Musikverein di Vienna, il 21 a Berlino, nella sala dei Berliner Philharmoniker, il 23 a Klagenfurt e infine il 24 al Festival di Ravenna, dove poi i Wiener hanno poi eseguito "Salome" di Richard Strauss con la direzione di Seiji Ozawa».
Che musiche avete proposto?
«Il maestro Muti ha scelto un programma tutto italiano, con Verdi, Busoni e Respighi. Proprio l’ultimo brano, il poema sinfonico "Feste romane" di Respighi, include nell’organico il mandolino».
La sua collaborazione con Muti ha ormai radici profonde. Quando avvenne il primo incontro?
«Nel 1987, in occasione del "Don Giovanni" di Mozart che inaugurò la stagione della Scala. In realtà, con il teatro milanese, avevo già iniziato a collaborare due anni prima, nell’85, quando con alcuni miei allievi del Villaggio Sereno partecipai a "Otello" diretto da Lorin Maazel, con Domingo e la Ricciarelli. Vi ritornammo anche l’anno successivo per lavorare con Kleiber. Ma è proprio col maestro Muti che s’è stabilito il rapporto più duraturo. Racconterò un episodio. Nella stagione 1999/2000 Muti fece una tournée a Vienna e Salisburgo con la Filarmonica della Scala e decise di invitarmi perché aveva messo in programma "Feste romane" di Respighi. Ripropose lo stesso brano anche a Monaco, ma stavolta con l’Orchestra della Radio bavarese. Tuttavia il direttore ritenne che il mandolinista di quella compagine non fosse all’altezza: così mi chiamò anche in quell’occasione. Accettò di cambiare l’orchestra, ma non il mandolinista...».
Lei dirige da diversi anni, al Centro musicale del Villaggio Sereno, l’Orchestra a plettro Claudio e Mauro Terroni. Come valuta la passione per il mandolino nei bresciani?
«Direi che il grande boom è avvenuto qualche tempo fa. Oggi sono attive tre orchestre: la nostra del villaggio Sereno, l’Orchestra Città di Brescia e quella di Inzino. Un tempo esistevano sei formazioni, fra cui la Costantino Quaranta, ora confluita nella Città di Brescia, e altri due gruppi a Botticino e Concesio. L’Orchestra del Villaggio Sereno mi dà molte soddisfazioni. Anche se i partecipanti non sono musicisti di professione, il livello è comunque alto, tanto che il prossimo 21 agosto parteciperemo all’anteprima del Festival delle Nazioni di Città di Castello».
Se la passione per gli strumenti a pizzico è così viva in città, perché al Conservatorio di Brescia non esiste una cattedra di mandolino?
«È un fatto davvero incomprensibile. In tutta Italia solo quattro Conservatori hanno attivato l’insegnamento del mandolino: Padova, dove mi sono diplomata, Napoli, dove ho insegnato (io, donna del Nord!) alla fine degli anni ’90, L’Aquila, dove tuttora insegno, e Bari. Rimane sguarnita tutta l’area dell’Italia nord-occidentale. Brescia, per ragioni storiche, ma anche pratiche, sarebbe la sede ideale per colmare questa lacuna, e potrebbe contare su numerosi iscritti, non solo della nostra provincia. Ma finora non s’è ottenuto nulla. Sarebbe davvero un’occasione perduta se il Conservatorio di Milano, o di un’altra città, si attivasse prima del nostro».
Articolo tratto dall'edizione del 29.6.2004, pag. 30 del
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UNA SEGNALAZIONE
Gli strumenti a pizzico e la Accademia Corelli
Avendo letto nella pagina "Spettacoli" del Giornale di Brescia il 29 giungo l’articolo di M. Bizzarini su "Dorina, un mandolino bresciano per Muti" ed il testo dell’intervista all’artista, voglio segnalare che oltre alle orchestre del Villaggio Sereno, l’orchestra Città di Brescia e quella di Inzino vi sono anche, nel Bresciano, Gruppi musicali di alta professionalità con strumenti a pizzico, che contribuiscono al lustro di questa musica. Ed è buona cosa che il dato sia noto. Tra questi quello della Accademia Musicale Angelo Corelli, una cui apprezzata esibizione è datata 26 giugno in occasione della commemorazione del trentennale della morte di Don Vender. Dr. E. BONERA
Articolo tratto dall'edizione del 14.7.2004, pag. 41 ("Lettere al Direttore") del![]()