di Andrea Bambace
BOLZANO. Anche in trasferta estiva e in una serata bolzanina costellata di altri eventi musicali di prim’ordine, tra cui il concerto dei giovani delle orchestre giovanili europee e un’ottima proposta concertistica di Musica Antiqua, gli Amici della Lirica hanno fatto sabato scorso (31 luglio, n.d.r) quasi il pieno di pubblico a Castel Mareccio.
Per merito della credibilità acquisita ampiamente in trent’anni di attività, e, nel caso specifico, di un programma particolarmente frizzante e stimolante dal punto di vista qualitativo, il sodalizio bolzanino ha registro uno dei più brillanti successi dell’anno prevedendo sul palco due assi, già ampiamente graditi al pubblico di Bolzano, quale il soprano Linda Campanella e il basso Matteo Peirone,
Capaci di allestire un programma straordinariamente intelligente, costellato di preziose rarità, e nel contempo improntato alla più estiva piacevolezza, i due magnifici interpreti si sono affiancati questa volta al puntale pianista svizzero Daniel Moos, e novità molto apprezzabile, ad un vero e proprio virtuoso del proprio strumento quale il mandolinista Carlo Aonzo permettendosi colte incursioni nelle zone meno frequentate della creatività di Mozart e Beethoven.
Aver permesso l’ascolto dei Lieder “Die Zufriedenheit”, presente nel catalogo mozartiano sia per soprano con accompagnamento di pianoforte, sia per soprano e mandolino e “Komm, liebe Zither”, quest’ultimo pensato esclusivamente per essere accompagnato dal mandolino, rappresentava, insieme alla proposizione della Sonatina in do magg. per mandolino e pianoforte di Beethoven, una rara, quanto culturalmente ghiotta occasione.
Sempre il mandolino di Aonzo, solista vibrante e stupefacente nella Czarda di Monti e nella bella “Fantasia poetica” di Calace, permetteva una realizzazione a dir poco superba delle Variaziaoni di bravura su tema di Mozart da parte dell’interprete femminile, dotata di un eccellente impianto vocale sempre sostenuto da personalità esuberante e trasmissiva.
Le doti del soprano savonese evidente nel “Salut à la France” da La figlia del reggimento di Donizetti, come ne “Il bacio” di Arditti, spiccavano anche nei numerosi duetti con Matteo Peirone, da quella di Papageno e Papagena a quello di Fiorilla e Geronio da Il Turco in Italia di Rossini, a quello donizettiano di Marie e Sulpizio, luogo, quest’ultimo, di piccole meraviglie vocali e mimiche, cui contribuivano in modo determinante la verve, la duttilità canora e lo spessore teatrale di Peirone, basso di forte incisività.