l'amandolino bollettino della Federazione Mandolinistica dell'Emilia Romagna n. 19 - gennaio 2001
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2.
L'ASSEMBLEA DELLA FEDERAZIONE MANDOLINISTICA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA è convocata presso la Sede Sociale in prima convocazione per sabato 23 febbraio alle ore 22, ed in seconda per domenica 24 febbraio 2002 alle ore 10.30 All'ordine del giorno: ·
Situazione della Federazione ·
Bilancio Anno 2001 ·
Rinnovo delle cariche sociali ·
Varie ed eventuali Cari
amici, la
nostra Federazione Regionale pare attraversare un momento
difficile: l'impegno profuso per anni da alcuni Soci si
è ridotto, per naturale evoluzione delle cose. E' il
momento che si propongano idee nuove e si facciano avanti
nuovi dirigenti. Ognuno di voi può fare molto, basta
che voglia dedicare una piccola parte del suo tempo a
valorizzare in ambito nazionale e internazionale il
nostro ricchissimo patrimonio locale. Vi
prego quindi di essere tutti presenti all'Assemblea e di
volervi portare il vostro contributo di esperienza e
progettualità. IL PRESIDENTE
Sono in vacanza sulle colline del Cilento (Salerno) e, forte del consiglio datomi dal Presidente della FMI in occasione di un non lontano incontro, mi accingo a mettere nero su bianco circa un argomento che mi sta molto a cuore e che tiene occupata la mia mente da molti anni: il mandolino. Più precisamente la modalità, o le varie modalità sull'uso della penna, il plettro, per suonare questo caro strumento, che mi aiuta, oltre che dilettarmi, a vivere, e vengo al dunque. Nel corso dei tanti anni della mia vita, ho consultato vari metodi e trattati che indicano come si deve tenere la penna fra il pollice e l'indice della mano destra e come la si deve usare per trarre melodie dal mandolino. Ne ho avuto grande beneficio e molta soddisfazione. Però, via via, mi sono accorto che, fra i tanti consigli e indicazioni, non vi è quello di cui mi preme parlare, cioè il rapporto fra la penna usata dall'alto in basso, che si indica comunemente con il segno " ^ ", o viceversa dal basso in alto con il segno " v ", e i tempi forti e deboli della melodia in corso di esecuzione, in special modo quando il movimento è in tempo Allegro, o anche in altri casi a cui farò cenno in seguito. E spero di essere abbastanza chiaro nel dire che, in occasione della esecuzione di formazioni musicali, quartine o sestine, ecc., la penna dovrebbe essere usata dall'alto in basso sulla prima nota di ogni formazione e principalmente quando questa prima nota è in concomitanza con la prima nota della battuta. E chiarisco con i seguenti esempi il concetto. Es. 1
Es. 2
Con questo secondo esempio, si pongono in evidenza sia la lineare alternanza della pennata alto/basso e basso/alto, sia la scorrevolezza della melodia, che pone in precisa luce i tempi forti e deboli della melodia stessa. Ciò per quanto concerne i tempi veloci, fin dove è possibile. Il salto di corda nella esecuzione delle note di una stessa qiartina non si può evitare in taluce composizioni, come ad esempio avviene nei concerti per mandolino di A. Vivaldi. Altro esempio del come usare la penna: Es. 3
Debbo precisare che, a mio parere, tutte le note non soggette a tremolo vanno eseguite con la pennata dall'alto in basso: Es. 4
E' immancabile che in ogni composizione musicale venga a trovarsi una frase in cui le modalità su esposte siano chiamate in causa (sempre a mio parere). E concludo affermando che, al mio orecchio, la pennata dall'alto al basso trae dalla corda un suono diverso da quello ottenuto con la pennata dal basso all'alto; suono pieno, potente, anche delicato, se si vuole, nel primo caso; meno chiaro, meno incisivo, più debole nel secondo caso (sempre secondo mia opinione). Orria Cilento, 4 agosto 2001 MARCELLO GUERMANDI |
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